KasuMarzu

Millenovecento-
novantanove
di Panurge

2 SETTEMBRE 1996
 


da KasuMarzu prima serie

 

Il primo a cadere in pezzi fu il banchetto delle madonne che piangono. Madonne per tutte le tasche, perché l’Anno Santo c'era per i poveri e per i ricchi. Statuine di gomma da due lire, che gli schiacci la testa e zampillano acqua di Lourdes, e robot multimediali cino-giapponesi, che predicano in trentasei lingue, e in greco e in latino. Poi toccò ai banchi delle monete: patacche d'oro come meloni, buone per salvarsi l’anima ed anche la pelle, in una città che annaspava sotto il peso di trentacinque milioni di pellegrini. E poi i candelabri, le croci di bronzo, le mazze e le alabarde di vecchie armature.
Tutto quel che trovarono - ciarpame che da un mese, all'ombra dei colonnati, attendeva di tramutarsi in denaro sonante - divenne arma d'offesa tra le mani inferocite della folla. Un mare di naufraghi, da dieci giorni senza cibo, più della metà senza un letto per dormire, le strade un letamaio, l'acqua nelle fontane una pece lurida e nera, ma grazie a Dio, ché almeno non si moriva di sete. Si moriva di tifo, invece, di colera, di mille morbi senza nome portati da chissà dove, di fame, e adesso anche schiacciati dalla furia che tuonava nella testa della gente.
E in mezzo a quell'oceano la Grande Cupola pareva un'isola: un porto i cui ampi moli parevano abbracciare un placido specchio di acque tranquille.
L'onda si infranse oltre il colonnato. Un altro Stato: niente più gendarmi, niente più esercito, solo qualche svizzero, terreo, ad arginare la marea; le campane, arroventate, più forti di ogni altro rumore.
Giunsero alla scalinata, là dove una nuvola di tonache scure, che dall'alto aveva osservato la scena, sciamava impaurita - chiusi i portali del tempio - senza saper dove trovare rifugio. Il nuovo millennio le passò sopra, calpestando ogni cosa.
Da due elicotteri qualcuno buttava giù acqua, fumogeni e quant'altro si potesse trovare a bordo. Da un altro, più in basso, i cameramen della Nuova Televisione Unificata consumavano quelle immagini che essi stessi, in dodici mesi di folli richiami pubblicitari, avevano contribuito a creare. Carne da obiettivo, sangue da rivendere a caro prezzo in qualche tiggì della sera.
Caddero i bronzi dei portali, carta sotto i piedi, e a milioni furono sotto la Cupola, e poi per i Giardini, i Musei, la Biblioteca, le mille stanze dove per secoli non aveva abitato altro che il Silenzio. Si videro spalancare le finestre, e da lì precipitare legni, uomini, libri, e da un sottile filo di fumo cominciò a levarsi alto l'incendio.
Tacquero le campane. Due millenni bruciarono in poche ore di fuoco bruno e denso. Tremulo lumicino sulla torta di un compleanno che non ci fu.


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