KasuMarzu

Anagrammiamoci
di Carpalim

 11 OTTOBRE 1996
 


da KasuMarzu prima serie



Il tempo è danaro, e niente più della rete è capace di farci perder tempo, e nessuno meglio di Telecom sa come trasformare il tempo che perdiamo in danaro. Una volta, prima di Internet, chi perdeva il proprio tempo lo aveva perduto per sempre. Oggi, grazie ad Internet, chi il tempo lo perde davanti al monitor non deve andarlo poi a cercare sulle valli della luna: lo ritroverà puntualmente, a metà del mese, sulla bolletta del telefono. Opportunamente monetizzato.
È dunque per questo motivo che noi, solitamente così parchi nelle segnalazioni, gioiamo nel presentare oggi ai lettori il primo sito Internet dove anziché perder tempo è possibile guadagnarne. Stiamo parlando del Motore Anagrammatico del Gaunt: un sito italiano dove è possibile generare automaticamente anagrammi di senso compiuto a partire da qualsiasi frase o parola.
Dove sta il guadagno? È presto detto. Le possibili combinazioni di una parola di tre lettere sono sei. Diventano cinquemilaquaranta in una di sette. Ma sono già quasi quaranta milioni in una frase di undici. Miliardi nelle frasi più lunghe. Il generatore sviluppa automaticamente tutte le combinazioni, poi le confronta con un dizionario che seleziona i risultati di senso compiuto. Anziché scervellarsi per ore davanti a un foglio bianco, o ritagliare letterine da combinare all'infinito, il generatore vi permette di leggervi tranquillamente il giornale (magari KasuMarzu!), mentre intanto lui lavora per voi.
Bello! - dirà qualcuno - ma nun ce ne pò fregà de meno! Che ci importa a noi degli anagrammi? Ci importa eccome. Nulla più del nome può darci attendibili notizie sulla persona che lo porta. Chi, se non il vostro nome, vi accompagna fedelmente ogni giorno da quando siete nati, si sveglia con voi al mattino e si corica insieme a voi la sera? Chi può conoscer meglio una persona se non il proprio nome?
Così abbiamo voluto sbizzarrirci con una piccola prova su strada, e i risultati sono stati assai fruttuosi. Da "Silvio Berlusconi", ad esempio, abbiamo tirato fuori di tutto: è come il maiale, non si butta via niente. Ci pare calzante "il burlesco inviso", ma anche "orsù, bellico vinsi" o, più dettagliatamente, "sul bicolore vinsi". E quando in visita al Cremlino "cibi in russo volle", Veronica lasciò distrattamente cadere "briciole sul suino". Poi, finalmente cacciato, lo abbiamo visto "su livori sbilenco".
Massimo D'Alema è certamente "somma di salame", ma soprattutto (l'avreste mai detto?) un pericoloso maniaco bisex, stupratore confesso di nobili fanciulle e tuttavia capace di acquietare anche gli istinti più maschi: "assalimmo dame", confessa, ma "sedammo salami". Unica giustificazione: "la dama mi mosse!". Più modestamente (c'è chi si accontenta), Oscar Luigi Scalfaro "fracassa culi logori".
I seguaci di Umberto Bossi sono per adesso "ebbri su mosto": domani saranno "sobri su tombe". Che si può dir loro, se non: "morbo subiste!"?
Preoccupanti le scelte di Antonio Di Pietro ("io opto tirannide"), scandalose quelle di Alessandra Mussolini ("unsi sessi allarmando"), che ci auguriamo di non vedere mai ministro delle finanze ("munsi lire salassando").
Di Sergio D'Antoni non potremo mai liberarci ("ti designarono"), nonostante ben si conoscano i suoi veri obiettivi politici ("denaro ti sogni"). E sul palco del Metropolitan, a Luciano Pavarotti "capitavano tuorli". Ma niente paura: avessero anche allagato il palco, il nostro - come tutte le persone d'un certo peso - "praticava il nuoto".
Romano Prodi aveva già la palma della vittoria nel nome: "primo adorno". Ma non guardatevelo così: sotto il placido faccione da prete, che tutt'al più si lascia scappare qualche "mondo priora!", c'è un lupo che già progetta: "mordo, rapìno". E alla faccia del Bossi rivendica la centralità dello stato: "Roma, poi Nord".
Sempre meglio di Giuliano Ferrara, che il suo nome vorrebbe "in galera a furori!". Purché non ne esca, perché "fori galera urina" e il "fanale giù irrora". L'unica soluzione, impraticabile, sarebbe "far lui ragionare".
Ciriaco De Mita ha la coscienza pulita: sull'Irpinia "accertai di mio". Lo stomaco invece glielo hanno rovinato i giudici ("mi creò acidità"). Si è salvato dal funerale della Prima Repubblica ascoltando l'imperativo che sale dal profondo del suo nome: "caca o redìmiti!".
Per concludere il nostro esperimento, alla ricerca di qualche anagramma che ci scostasse da tante brutture per riaprirci il cuore alla speranza, abbiamo provato a sottoporre al generatore qualche nome d'uso comune. Mal ce ne ha incolto: "manovra finanziaria" ci ha restituito un "fina mannaia zavorri", come se già non pesasse abbastanza! L'ultimo tentativo è stato con "ingresso in Europa". La risposta, immediata, è stata: "generai un sospiro".

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