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Cenerentolo
24 MAGGIO 2002
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C’era una volta un povero menestrello napoletano, che poveramente viveva alla giornata allietando con la voce e la chitarra le fatiche mandibolari dei pasciuti clienti nelle più rinomate trattorie partenopee. Sebbene conoscesse più di millesettecento canzoni, ed un buon centinaio le avesse egli stesso composte, la vita non era stata prodiga con lui. Mentre l’età, a differenza del poco denaro faticosamente racimolato, avanzava, lo sventurato figlio di Calliope pareva destinato alla peggiore condanna che un artista possa temere: non la fame, non la miseria, non la malattia, ma l’anonimato! In una mite nottata di fine inverno, mentre le sue dita volavano come sempre agili e leggere sul fido strumento, un bellissimo Cavaliere Azzurro varcò la soglia del refettorio nel quale si esibiva, e prese posto ad un tavolo. Il Cavaliere Azzurro, in realtà, non era più così bello come un tempo, da quando un Principe Lombardo – baciandolo di lunedì notte – l’aveva erroneamente ritrasformato in rospo. Ma era pur sempre un Cavaliere ricco e potente e, soprattutto, era stato anch’egli in gioventù un musicista fallito. Al Cavaliere Azzurro bastò uno sguardo e un aguzzar d’orecchio, e nella curva figura dell’anziano musicante teneramente riconobbe quel che anche lui era stato, e che ancor oggi sarebbe se la sua vita non avesse incrociato quella del Mago Gelli e della Fata Bettina. A un cenno del Cavaliere, il chitarrista si accostò timidamente al tavolo, dove tra grandi scintillii di dentiere fece il pieno di complimenti, strette di mano e mille altre virtuali ricompense. «Farò di te qualcuno» – disse il Cavaliere Azzurro. «Chi devo baciare...?» – chiese circospetto il cantante. «Sei tu il baciato dalla fortuna: io aggiusterò le tue canzoni e poi ti mostrerò al mondo nelle mie televisioni. Tu sarai il mio miracolo. Se non mi è possibile (per adesso) mutare l’acqua in vino, ridar la vista ai ciechi, moltiplicare i posti di lavoro e aumentare le pensioni minime, saprò ben far di te un grande cantante, non meno di quanto abbia fatto di Bossi un grande ministro!». «Perché fai questo proprio a me?». «Perché tu possa lodare sempre e pubblicamente il tuo Signore, così che il popolo bue comprenda che il Cavaliere Azzurro è a questo mondo per fare gli interessi dei poveri, degli sfortunati, degli umili. Premiarne uno per educarne cento. Questo ho imparato dal mio vecchio maestro Mike Goodmorning». «E tu pensi che anche questa se la berranno?» «La berranno, la berranno. Un po’ di Vespa, un po’ di Costanzo... e anche questa se la berranno». |
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