KasuMarzu

C'è da fermare un tram...
di Pantagruel

11 OTTOBRE 2009
 


KasuMarzu nuova serie



Arriva sempre un momento in cui anche il più beneamato dei governi non può ulteriormente crescere se non facendo ricorso alla forza. È una legge fisica.
Ci sono infatti tre sole vie per costringere un essere umano a piegarsi ai voleri di un altro: l'amore, il denaro, la forza.
È per amore che i genitori assecondano con cibo e carezze ogni strillo del loro bebé; è per denaro che tanta umanità mette la sveglia alle sette per servire altre persone; è per forza che uno schiavo si umilia e serve il proprio padrone.
Detto ciò, nessuno può negare che chi oggi acclama l'altrimenti risibile figura del ranocchio di Arcore lo fa soltanto per uno dei due primi motivi, non ancora - fortunatamente - per il terzo. Si vota Berlusconi per amore o per interesse, e non vi è - per il momento - alcuno che sia obbligato a votarlo per forza.
Chi lo vota per amore è abbondantemente scusato: l'amore è cieco (mai come in questo frangente ha dimostrato di esserlo!). Chi lo vota per interesse è ancor meglio giustificato: un condono qua, uno scudino là e un 30% in più di fabbricabilità farebbero diventar cristiano un musulmano! Ma tutto ciò purtroppo ha un limite. Ed è un limite numerico.
Se è vero infatti che Berlusconi gode, com'egli afferma, del 68% dei consensi, e neppure quello gli è sufficiente per governare, a qual miglior risultato pensate che gli sia possibile arrivare? Al 75%? All'85%? Al 90%?
Bene: concediamogli anche il 90%. Resterà pur sempre un 10% indisposto a votarlo: un 10% che né lo ama né ha un qualsiasi interesse a votarlo. È a questo punto che tutti i regimi si fanno pericolosi, perché esaurita l'efficacia dei primi due strumenti, altro non resta loro che l'uso della forza. Dopotutto - pensano - non è che un misero 10%! E per qual motivo, concorde il restante 90%, non dovrebbe esser legittimato l'uso della forza per piegare quei pochi ultimi resistenti?
Questo è sempre accaduto nella Storia, e pare purtroppo che questo momento, questa saturazione dei legittimi consensi, sia - se non proprio alle porte - quantomeno all'orizzonte.
Meno male! Dirà qualcuno, aggiungendo magari: "...che Silvio c'è!".
Meno male un corno, dice chi ha visto implodere sotto i colpi del populismo nazioni ben più grandi e più ricche della nostra, una per tutte l'Argentina.
Anche perché, una volta raggiunto il 100% dei voti ed eliminato ogni impedimento sul cammino, c'è il rischio di scoprire l'assoluta incapacità dell'eletto a guidare il Paese. E c'è di peggio, e cioè il fatto che il 100% degli Italiani non sono il 100% dell'Europa, e dunque lo scontro si sposterebbe solo, come già si sta spostando, su una dimensione più ampia, ma con le medesime problematiche.
Per evitare che ciò avvenga, occorre rafforzare quei punti fermi sui quali deve reggersi ogni vera democrazia.
Il primo di questi punti è che chi va al governo non è altro che l'autista temporaneamente assunto del tram. Non gli è stato regalato il tram, come forse - fiero dei galloni e della divisa - potrebbe erroneamente pensare. Il suo compito è quello di guidare con abilità e prudenza verso quella méta che sta scritta a grandi lettere sul frontone del mezzo, che è poi quella dove tutti i passeggeri han scelto di andare. Quella méta imprescindibile, che da sola giustifica l'esistenza del tram e dell'autista, è la nostra Costituzione.
Lungo il tragitto, l'autista deve rispettare la segnaletica, i limiti di velocità, i vigili urbani (anche se hanno una divisa meno bella della sua). Deve anche mostrare comprensione se qualche cinquecento tenta di superarlo a destra; deve evitare di andare a sbattere contro i possibili autisti ubriachi che pure potrebbero venirgli incontro contromano.
Una democrazia è forte quando la proprietà del tram è saldamente in mano al popolo; quando il percorso e la destinazione sono messi nero su bianco e condivisi da tutti; quando i vigili hanno sufficiente libertà e potere per fermare l'autista e multarlo.
Chi si sentirebbe di dire che questi parametri siano oggi rispettati in Italia? Qui c'è un autista che passa col rosso, si beffa dei vigili e lancia insulti dal finestrino contro pedoni e ciclomotori, e la cosa più triste è che tutto questo - a quanto pare - alla maggioranza dei passeggeri piace assai, anzi: quasi li esalta, li fa sentire superiori a quegli altri tram europei che noiosamente compiono il loro quotidiano tragitto con puntigliosa regolarità.
Ma c'è una minoranza di passeggeri che ha ugualmente pagato il biglietto (a differenza dei più esaltati, tra i quali si nascondono non pochi viaggiatori a sbafo) e
che ha pieno diritto sia di criticare a voce alta lo stile disinvolto dell'autista, sia di dare l'allarme se si accorge che il tram sta deviando dal percorso, mettendo a repentaglio l'incolumità dei passeggeri come del mezzo.
Che fare allora, se i passeggeri spaventati a bordo son minoranza senza alcun potere, per di più ridicolizzata? L'unica speranza, in attesa della scadenza del contratto dell'autista, è negli addetti alla circolazione: in qualche vigile che trovi il coraggio di fermarlo.
Questa, ahimè, è l'ultima speranza alla quale ancora aggrapparsi: che il mezzo impazzito venga fermato dai controllori. Per questo ci rassicura e ci esalta vedere che esistono ancora dei magistrati con la schiena dritta, un presidente ligio alla Costituzione, dei giornalisti ancora capaci di dar lustro alla professione. E non è certamente un caso che proprio contro di questi aleggi oggidì l'ira più che mai funesta del miglior presidente del consiglio che l'Italia abbia mai avuto!

 

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