KasuMarzu

Il carciofo e le margherite
di Pantagruel

24 MARZO 2002
 


KasuMarzu nuova serie



Visto dall’elicottero, fortunatamente è ancora il rosso il colore dominante del grande formicaio cigiellino che sabato 23 marzo inonda il Circo Massimo a Roma.

Un uomo solo sul palco, cento sinistre ai suoi piedi. Girotondisti morettiani e neofrocetti veltroniani, alzaserrande di partito e doppiopettisti dalemiani, neoluddisti antiglobo e tettone telecameriere. Una di quelle «mappe della sinistra» che l’Espresso pubblica ogni tanto su due paginoni, e che qui vediamo distesa in scala uno a uno in tutte le gradazioni di colore: dal rosso antitutto al grigio parlamentare. Cofferati, da bravo cinese, fa quello che i cinesi hanno sempre fatto: strizza l’occhio un po’ a tutti.

Ma il suo discorso è finalmente netto e chiaro: una sinistra che deve riallacciare i legami con le proprie ragioni storiche, senza vergognarsene e senza cedere terreno all’avversario. Quarto comandamento, insomma: onora il padre e la madre.

A chi lo accusa di vendere sogni, cita in chiusura un poeta anonimo indiano: «Il corpo del povero cadrebbe in pezzi se non fosse legato dal filo dei sogni». Bene: Cofferati ha restituito alla sinistra i due ingredienti che da sempre occorrono per vincere nella grande politica: un sogno e una bandiera. 

Accanto a lui, le margheritine tornano ad essere quello che son sempre state: modestissimi fiori di campo; andare a coglier magherite: un insulso passatempo; sfogliar le margherite: un vano coltivare d’illusioni; essere una margherita: un animo semplice e candido. Cofferati ha certo più del carciofo che della margherita: spinoso fuori e tenero dentro, con molto pelo sullo stomaco e nessuna concessione alle vanità esteriori.

È Cofferati allora l’uomo giusto? È infine giunto il veltro che caccerà la lupa?

Se Cofferati ha un limite (lo avrà fino al prossimo giugno) è quello di essere un leader sindacale, e dunque esterno alla politica istituzionale e oggettivamente più contiguo ai girotondisti di quanto egli stesso non voglia. Il sindacato, al pari dei professori e dei cinematografari, può oggi esercitare un ruolo di stimolo nei confronti dei partiti della sinistra, non certo sostituirvisi. Il pubblico che assiste dagli spalti a una brutta partita ha diritto di invadere il campo, se la propria squadra rifiuta di impegnarsi nel gioco, ma nessun incontro è mai stato vinto con un’invasione di campo: al massimo è stato sospeso. E dio non voglia che le regole democratiche di questo paese possano venire ancora una volta sospese.

Si vince con una buona squadra, sul campo e non sulle tribune. Cofferati potrebbe esserne il fantasioso mediano: forte nel tenere le posizioni, pronto se necessario a fare muro in difesa, svelto quanto basta per mettere talvolta a segno qualche buon punto.  

 

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