KasuMarzu

Midan Ramses
di Panurge

 13 MARZO 2002
 


KasuMarzu nuova serie



Midan Ramses è un tappeto di lamiere roventi, alle due del pomeriggio. Duemila metri più in là ed è già deserto, ma qui è solo cacofonia di clacson e voci su voci di autisti di mashrua.
Ventitrè gradi sul termometro del biemmevu, cinquanta oltre il finestrino. Davanti a me la nuca ricciuta del sawè; intorno ancora lamiera su lamiera, e puzzo di fumo del Cairo.
La targa straniera è un invito a nozze per il taxi sgangherato che deliberatamente si inchioda sul parafango anteriore destro della nostra auto. C’è un’assicurazione che pagherà, o chi per essa. E in dollari.
Il taxi adesso è vuoto, e chi prima lo guidava ci appanna col muso il parabrezza immacolato dell’auto. È un torrente di parole e un mulinare di gesti: in dialetto arabo le prime, in figure vagamente minacciose le seconde.
Il sawè scende per fronteggiarlo, quand’ecco solerte comparire dal nulla una guardia del traffico. Il vigile avanza teatralmente di quattro passi e si dispone accanto al battagliero tassista, clonandone all’istante il gesticolare e le tonalità della voce. Se non avessi l’assoluta certezza di non aver bevuto – ma è una delle poche di cui in un paese islamico si può star sicuri – quasi penserei che la medesima figura vociante e gesticolante si sia prodigiosamente scissa in due.
Qualche passante già inizia a tracciare le fondamenta di quel che potrebbe facilmente evolvere in un capannello di nullafacenti dall’occhieggiare ostile, mentre il duetto di voci del novello minotauro, mezzo vigile e mezzo tassista, sopravanza ormai il fragore del traffico.
Ma ecco che il sawè, fino ad allora imperturbabile di fronte a tanta furia, con breve gesto composto infila una mano in tasca e ne estrae una lurida banconota da cinque ghinee. A tanta vista, una delle due voci improvvisamente si tace. È quella del vigile, che lestamente avanza di quattro passi, si dispone accanto al sawè, intasca le cinque e riattacca con le medesime contumelie, indirizzate stavolta però, e con gran fragore e sventolare di multe, al malassortato tassista, che – ripiegata la coda tra le gambe – rimonta in macchina e scompare alla vista.
Lo sguardo che lancio al sawè è un misto di ammirazione e di gratitudine. Con i suoi solidi argomenti, in Egitto ha saputo come trarci d’impaccio. In Italia, chissà, avrebbe potuto vincere le elezioni...



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