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Midan Ramses è un tappeto
di lamiere roventi, alle due del pomeriggio. Duemila metri più in là ed è
già deserto, ma qui è solo cacofonia di clacson e voci su voci di autisti di
mashrua.
Ventitrè gradi sul termometro del biemmevu, cinquanta oltre il finestrino.
Davanti a me la nuca ricciuta del sawè; intorno ancora lamiera su lamiera, e
puzzo di fumo del Cairo.
La targa straniera è un invito a nozze per il taxi sgangherato che
deliberatamente si inchioda sul parafango anteriore destro della nostra
auto. C’è un’assicurazione che pagherà, o chi per essa. E in dollari.
Il taxi adesso è vuoto, e chi prima lo guidava ci appanna col muso il
parabrezza immacolato dell’auto. È un torrente di parole e un mulinare di
gesti: in dialetto arabo le prime, in figure vagamente minacciose le
seconde.
Il sawè scende per fronteggiarlo, quand’ecco solerte comparire dal nulla una
guardia del traffico. Il vigile avanza teatralmente di quattro passi e si
dispone accanto al battagliero tassista, clonandone all’istante il
gesticolare e le tonalità della voce. Se non avessi l’assoluta certezza di
non aver bevuto – ma è una delle poche di cui in un paese islamico si può
star sicuri – quasi penserei che la medesima figura vociante e gesticolante
si sia prodigiosamente scissa in due.
Qualche passante già inizia a tracciare le fondamenta di quel che potrebbe
facilmente evolvere in un capannello di nullafacenti
dall’occhieggiare ostile, mentre il duetto di voci del novello minotauro,
mezzo vigile e mezzo tassista, sopravanza ormai il fragore del traffico.
Ma ecco che il sawè, fino ad allora imperturbabile di fronte a tanta furia,
con breve gesto composto infila una mano in tasca e ne estrae una lurida
banconota da cinque ghinee. A tanta vista, una delle due voci
improvvisamente si tace. È quella del vigile, che lestamente avanza di
quattro passi, si dispone accanto al sawè, intasca le cinque e riattacca con
le medesime contumelie, indirizzate stavolta però, e con gran fragore e sventolare di
multe, al malassortato tassista, che – ripiegata la coda tra le gambe –
rimonta in macchina e scompare alla vista.
Lo sguardo che lancio al sawè è un misto di ammirazione e di gratitudine.
Con i suoi solidi argomenti, in Egitto ha saputo come trarci d’impaccio. In
Italia, chissà, avrebbe potuto vincere le elezioni...
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