KasuMarzu

Sinistra Per Bene
di Pantagruel

24 SETTEMBRE 2009
 


KasuMarzu nuova serie



Berlusconi chiama e D'Alema risponde. Non è la prima volta, d'accordo: ancora stiamo pagando i danni della "bicamerale": l'illusione dalemiana di un confronto civile con chi civile non è, non è mai stato e mai lo sarà. Ma da quando Brunettolo ha filosoficamente specificato che esistono due categorie di sinistre, quella per bene e quella per male, D'Alema non ha avuto dubbi, s'è tolto le pantofole ed è corso ad iscriversi alla Sinistra Per Bene.
E cosa dice la Sinistra Per Bene? Dice che talvolta la sinistra, opponendosi al governo, mostra comportamenti "antitaliani". Non lo dice da solo, ovviamente. Lo dice in coro col ranocchio di Arcore e col rigoletto Brunetto, e chissà quanti altri a questo coro non vedono l'ora di aggiungersi.
Noi no.
Forse è vero che esistono due sinistre. Anzi, è tragicamente vero che ne esistono almeno trenta o quaranta. Ma tra tutte queste, la sinistra in assoluto più per male è la Sinistra Plasmon: quella che - ricalcando un vecchio carosello - ama regalarsi le più feroci martellate sui pur sfiniti attributi. I propri, non quelli altrui. 
Ecco: di questa sinistra automartoriante, sinistra forse non per male, ma che si fa del male, D'Alema è il fondatore, il presidente e il massimo esponente.
Che vuol dire facciamo politica e ignoriamo il nano? La stessa cosa che dire: abbiamo il nostro piccolo negozio, vendiamo mozzarelle e salame e ignoriamo il fatto che due porte accanto ci sta La Rinascente. Ovvero: facciamo la nostra politica di nicchia e cerchiamo di acchiappare qualche Comune o qualche Provincia, perché tanto il nano dalla poltrona grande non lo schioda nessuno.
Certo non lo schioderà D'Alema, con questo atteggiamento che da ingenuo e prudente volge verso il rinunciatario. Ma la cosa più triste è che D'Alema non è neppure convinto che sia necessario schiodarlo.
Poiché il nano rappresenta così bene gli Italiani - pensa il Sinistro Per Bene - certamente è anche il più adatto a rappresentare l'Italia. Che è come dire che quarant'anni fa a De Gasperi o Andreotti avremmo dovuto preferire Totò o Alberto Sordi, campioni esemplari del luogocomunismo italiano.
Ma se l'Italiano menzognero, truffatore, millantatore e puttaniere può far sorridere al cinema, non è detto debba far sorridere altrettanto quando ricopre invece la massima carica di governo. Soprattutto in tempi in cui da ridere c'è poco o niente.
D'Alema ancora una volta sbaglia. Liberare l'Italia dall'amplesso mortale del nano con annesso cancro leghista non è soltanto una necessità, ma un'improcrastinabile urgenza.
Il grosso fardello che pesa sulle spalle del nano, la Lega, a fine anno porterà in Aula le leggi sul federalismo. Berlusca sa più d'ogni altro che il progetto bossiano non può non tradursi in un raddoppio delle spese di amministrazione dello Stato, e dunque nell'aumento della fiscalità a spese innanzitutto delle aziende e poi dei cittadini. Per lui che ha promesso la riduzione delle tasse e il Ponte sullo Stretto (ma se ne parla ancora?) sarebbe il fallimento.
Fino ad oggi il nano ha traccheggiato, anteponendo la discussione di altri provvedimenti e posponendo il nodo cruciale delle leggi federaliste, ma il nuovo peso della Lega, se confermato nelle prossime regionali, spingerà sempre più all'angolo il pelato ricapelluto, ormai contestato anche da Fini, che studia per il Colle e non può dunque mostrarsi in sintonia con spinte secessioniste che ostacolano addirittura le celebrazioni dell'Unità d'Italia. Perché lì stanno i veri antitaliani.
È dunque antitaliano combattere con ogni mezzo che antitaliano lo è veramente, come chi brucia pubblicamente la bandiera dopo essercisi pulito la parte più nobile del proprio essere?
Nulla è più filoitaliano che combattere chi l'Italia la distrugge. Essere antiberlusconiani non significa essere antitaliani, non meno di quanto essere antifascisti significava essere contro Mussolini e non contro l'Italia. Anzi: si era antifascisti per amore dell'Italia, per amore di un Parlamento che Mussolini aveva ridotto a "bivacco per i suoi manipoli", e Berlusconi a telespettatore di provvedimenti presi altrove, presentati e mai discussi, votati a colpi di fiducia.
Sono antitaliani i giornali che denunciano le malefatte (ma ancor più le "nientefatte") del governo berlusconico? Ma allora è antitaliano anche lo specchio di casa sua, che puntualmente lo delude ogni qual volta gli domanda chi sia il più bello del reame. La buona stampa è lo specchio del Paese, e se l'immagine riflessa non piace, la colpa è più spesso dell'immagine che non dello specchio, che pure qualche volta la deforma. Ma qualsiasi osservatore onesto non può non notare che la stampa più deformante non è oggi quella del Corriere o del Times, ma quella della stampa di famiglia, come Il Giornale e Chi.
Se una squadra gioca contro il Milan, la si può accusare di essere contro il Calcio soltanto perché - come è suo dovere - gioca contro? Ma gioca contro l'altra squadra, non contro il sistema organizzato del quale anch'essa a pieno titolo fa parte.
Allo stesso modo l'opposizione ha pieno diritto di combattere il governo. Anche duramente, se duri son gli attacchi che da quest'ultimo provengono (e mai come in questi giorni lo sono stati), senza per questo essere accusato di combattere l'Italia, e non quel cinquantasettemilionesimo d'Italia che è la persona di Berlusconi.
Berlusconi non è l'Italia, e attaccare Berlusconi (o meglio: rispondere ai suoi attacchi) non significa attaccare l'Italia.
D'Alema, ahimè, questo non l'ha ancora capito.


 

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