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Alle ore sette del trentuno
dicembre
il berlusca era in piazza Navona;
fu colpito, ma adesso perdona,
da un eroico giovin murator.
Murator sceso a Roma per
caso
con gli amici a passarci la sera:
non pensava che in quella maniera
la vacanza dovesse finir.
Passeggiava ner core de
Roma,
tra i banchetti de sora Befana,
alza gli occhi e ben tosto li sgrana:
chi ti vede a due metri da lì!?
Tra azzimati
e feroci gorilla
s’avanzava il ranocchio pelato
che a dispetto del protettorato
alla sorte sfuggir non poté.
Per ritrarre l’osceno
figuro
da fotografo non molto esperto
il glorioso Dal Bosco Roberto
dell’attrezzo sbagliato s’armò.
E non fu con il
teleobiettivo,
e neppure col flash luminoso:
ma con altro metallo ferroso
che la foto Roberto scattò.
Ogni buon artigian del
mestiere
quell’attrezzo di certo possiede
cavalletto chiamato, o treppiede,
che Roberto d’impulso scagliò.
Come Toti all’austriaco
nemico
lanciò in cielo la lignea stampella,
al pelato lui in luogo di quella
l’accessorio per sbaglio tirò.
Di colpir non avea
l’intenzione
e gridando avvisò il presidente:
“Sei un bastardo!”, ma immediatamente
lo atterraron le sue guardie al suol.
Fu così che Roberto Dal
Bosco
muratore con secchio e cazzuola
al massone di più antica scuola
un orecchio per sbaglio ferì.
Fu ferito e gridò pure:
“Ahia!”
Il ganassa dai tacchi rialzati
e condotto tra gli altri malati
la sua inutile vita salvò.
Per far mostra del vile
attentato,
il ganassa che nulla s’è rotto
si fé apporre un enorme cerotto
per mostrarlo più tardi al tiggì.
E Roberto finì incarcerato,
mentre il popol festante era in piazza,
perché alfin c’è qualcun che strapazza
il tiranno vile e senza cuor.
I giornal che narrarono il
fatto
non poteron tacer del contento
che la gente provò in quel momento
che il cavallo colpì il cavalier.
E così con il popolo
avverso
fu impossibile al nano buzzurro
e ai suoi servi vestiti in azzurro
la sognata vendetta compir.
E così fu costretto al
perdono
perché tutto insorgeva il Paese
contro chi questa volta le ha prese
e a favor di chi invece colpì.
In Senato parlando del caso
Mario Luzi lodò il tiratore:
“Murator che colpì muratore
non si deve comunque punir!”.
E finisce così questa
storia:
con la rabbia repressa del nano
che trattien per timore la mano
e perdona l’impavido cuor.
Onoriamo l’audace Dal
Bosco:
col treppiede seppure un po’ vecchio
d’un quadrupede centrò l’orecchio
e la gloria su lui si posò.
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