KasuMarzu

Uomini e caverne
di Pantagruel

15 FEBBRAIO 2010
 


KasuMarzu nuova serie



L'idea è firmata Platone: ciò che vediamo, o meglio ciò che crediamo di vedere, non è che un'ombra proiettata sul muro della caverna in cui viviamo rinchiusi, nient'altro che un'ombra di quella realtà vera che sta invece al di fuori di essa, così come delle nostre possibilità di comprensione.

Senza saperlo, il buon ateniese aveva scoperto in un sol colpo, quattro secoli prima di Cristo, il principio fisico del cinema e il segreto del potere berlusconiano.

D'ombre proiettate, e non d'altro, è fatto il cinema, così come la sua diretta discendente: la televisione. Ma solo il popolo bue può credere che quelle ombre siano la realtà vera, e non invece una pallida ombra di quel che davvero accade.

Il misero telespettattore si bea della parata di tette e culi che Rai e Mediaset riverberano ogni sera nel suo salotto, senza neppure immaginare che le tette e i culi, quelli veri, son riservati agli dei che vivono la vita reale, quella che si svolge al di fuori della caverna. Un mondo dove le automobili son lunghe più di tre metri e mezzo, in mare ci si muove con le barche e non con le pinne, in cielo con i mezzi propri, e non con Alitaglia, e i detersivi in tivù son per la servitù, non certo per le "signore" (!) di casa. E della Coca Cola si consuma solo la prima metà, buttando via il resto.

Ogni tanto qualche avventuroso riesce a mettere un quarto di palmo di naso fuori dalla caverna e a vedere qualche briciola in più di quella realtà le cui sole ombre giungono al popolo bue, quindi torna indietro e racconta ciò che ha visto, ma non viene creduto.

Dura vita dei profeti! Le tette non son più quel benefico complemento di cui la Natura ha dotato ogni femmina, ma due accessori compresi nel prezzo dell'apparecchio televisivo, donatoci dagli dei per rendere più felice e godibile la nostra vita terrena.

E in cambio? In cambio chiedono soltanto di essere adorati, e l'adorazione è più completa se è accompagnata dal sacrificio materiale della metà dei beni che produciamo ogni giorno con il nostro lavoro. Altro che agnelli e vergini primogenite! La metà di quel che il Paese produce!

Ma perché è così difficile capire oggi quel che duemilacinquecento anni fa era invece così chiaro?

 


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