KasuMarzu

Resurrezione!
di Pantagruel

15 MARZO
2002


KasuMarzu nuova serie

 

KasuMarzu risorge. Sarà che il cacio è sempre più fracico, ed anche per noi vermetti è giunto forse il momento di metter fuori il musetto e tirar su una boccata d'aria fresca. Fatto sta che ci è tornata la voglia di scrivere, e tanto peggio per chi non ha meglio da fare che star qui a leggerci.

La prima serie di KasuMarzu è datata 1996. Anni di bicamerali ed occasioni perdute. Manisprecate, dopo manipulite. Dall'agosto al dicembre di quell'anno KasuMarzu punzecchiò un po' tutti, ma soprattutto quell'ulivo giulivo che, fatta corona delle proprie fronde, nulla trovò di meglio che pigramente adagiarvisi e persino inorgoglirsene, spianando la strada all'inarrestabile marcia del puffo di Arcore.
Erano anni in cui la sinistra ancora vinceva perché aveva dei sogni da offrire: catene da spezzare; proletari da unire; lavoro da difendere; oppressione e corruzione contro cui lottare...
Oggi i sogni ce li fornisce il Presidente del Consiglio dalla Regìa (ad interim Ministro degli Affari Propri), e neppure perde tempo ad inventarseli: li compra già fatti dagli americani e ce li ritrasmette maltradotti in italiano.
Non sono i nostri sogni. Non ci piacciono.
Non ci piace il grande baùscia. Non che lo odiamo, com'egli talvolta paventa: semplicemente ce ne vergognamo, come chi ha un padre ladro o una mamma che fa la vita. Di lui non diremo altro se non quel che Pirandello ebbe a dire di Mussolini, quando l'incontrò di persona dopo averne a lungo ammirato il personaggio: è un uomo volgare, che fa e dice cose volgari.
Ma neppure ci piace il cardinal Rutelli. Almeno fino a quando non ci farà dimenticare lo spettacolo offerto alcuni anni fa, in concomitanza con la vittoria del «sì» nel referendum sulla responsabilità dei magistrati, quando il fronzuto ulivista respinse con queste arroganti parole le sacrosante curiosità di un giornalista: «Oggi abbiamo sistemato i giudici, domani sistemeremo anche voi!».
Non è questione di etica, quanto di estetica. C'è in giro della brutta gente, per dirla con Jannacci: brutta da vedere, e peggio da ascoltare. 

KasuMarzu, che non ama le bandiere, costretto sventolarne una sceglierebbe il drappo che fu già di Prezzolini e poi di Montanelli: quello degli apòti, di coloro che non la bevono.
Nel grande stadio dove tutti son scesi in campo, KasuMarzu preferisce gli spalti, abituale dimora degli spettatori.
Da spettatore, KasuMarzu può talvolta accalorarsi nel tifo più sfegatato, o viceversa applaudire cavallerescamente il bel punto dell'avversario. Ma desidera anzitutto, e pretende, che la partita sia una bella partita, giocata secondo le regole, ancorché con passione.
Se poi capitasse magari di vincerla...
 
 


Cronache dal cuore del formaggio
di Casizzòlu

1 AGOSTO
1996
 


Editoriale del Direttore
(da KasuMarzu prima serie)

Nasce una nuova rivista virtuale, aperta a tutte le incazzature. Non ci sono più scuse per stare zitti. Non si può più dire: i giornali non ci fanno scrivere, pubblicare in proprio costa un fottìo di soldi, Costanzo non ci vuole, il ciclostile sporca le mani e chi si ricorda più come si usa. La rete è gratis (o quasi) ed è libera (o quasi). Prendiamoci questa opportunità. Proviamoci.
La rivista si chiama "Kasumarzu", che è il nome sardo del formaggio marcio, quello con i vermi.
"Kasumarzu" vuole essere pungente e piccante, proprio come la specialità casearia da cui prende il nome. E vuol far uscire allo scoperto quei quarantenni, come noi, che dentro al formaggio si sono scavati il loro piccolo spazio, dove vivono apparentemente comodi mangiucchiandone quel po' che serve per campare e dimenticando che il formaggio che li ospita non è il loro, e che il padrone (esistono ancora!) ogni tanto ama tagliarne una fetta e mangiarsela, con tutti i vermiciattoli che ci stanno dentro. E allora giù a piangere e a ridere insieme, felici perché la mannaia oggi ha colpito gli altri, preoccupati perché domani potrebbe toccare a noi. E zitti, perché il coltello del padrone fa sempre paura.
Era questo il nostro sogno? Era per questo che da giovani riempivamo le aule e le piazze anziché le discoteche? Per una piccola tana in un formaggio che non è il nostro, e che per giunta è marcio?
No. No e ancora no. L'Italia di oggi non può essere quella del nano di plastica, e la cosiddetta sinistra non può essere solo il mozzarellone veltrone o l'alzaserrande di Gallipoli, e tantomeno il mortadellone dal volto umano. Si vede più gente colta e preparata per strada che non in televisione. Si incontrano amici di allora che hanno le idee più chiare di qualsiasi editorialista di giornale. Si conoscono insegnanti di scuola media i cui alunni si esprimono meglio degli speaker televisivi. È a questa Italia che pure esiste, che noi intendiamo dar voce, con un giornale aperto a qualsiasi contributo, critico e autocritico, da qualsiasi parte provenga, anche se anonimo.
Il giornale è strutturato come un numero unico in costante aggiornamento. Tutti gli articoli che riceveremo, via e-mail, saranno pubblicati in testa al sommario. I vecchi articoli saranno mantenuti in rete fino a che lo spazio su disco ce lo consentirà. Nessuna censura, ma un suggerimento, che è anche una linea editoriale: evitiamo di piangerci addosso. I lagnoni hanno già i loro giornali. Evitiamo anche critiche sterili e fini a se stesse: Baltasar Graciàn, già ai suoi tempi, paragonava il lavoro del critico pedante a quello dello spazzino, attento a percorrere ogni pagina come il netturbino le strade, e a raccogliere e mettere amorevolmente in un sacco il peggio dell'immondezza altrui. Parliamo di cose concrete, della nostra città, delle nostre condizioni di vita, delle nostre speranze. E scriviamole. Possibilmente bene.

 


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KasuMarzu, rivista satirica aperta alla partecipazione del pubblico (sottotitolo «Cronache dal cuore del formaggio»), ha aperto il suo primo numero con un articolo dal titolo: «Chi ha paura dei giudici? I ladri!» e uno speciale su «La non più sostenibile pesantezza del Bossi».
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. «Modem», di Anna Masera.

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Chi siete? Una scheggia criptata di Cuore? La colonna cyberpunk di Bertinotti? I Leoncavallini della Rete? L'Autonomia on line? In ogni modo, chiunque siate, lasciatevelo dire da un vecchio conservatore: bravi.
(
e-mail di Riccardo Chiaberge)

KasuMarzu, o meglio «Cronache dal cuore del formaggio». Per chi ha capito che viver bene non basta: bisogna vivere meglio. Satira politica «senza frontiere» e un angolo letterario aperto a tutte le collaborazioni. Cose cattivissime scritte da gente buonissima.
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