|
Gianni
Pilo ha scritto un libro
01 AGOSTO 1996
|
| Gianni
Pilo ha scritto un libro. Non aveva tempo per leggerli: ne ha trovato per
scriverli. Ce ne dà notizia "L'Unione Sarda", un foglio locale che da
diversi anni porta avanti, dobbiamo dire con coerenza, una sua personale
battaglia contro la sintassi e l'ortografia. Argomento del volume è il cosiddetto Polo delle cosiddette libertà, e il perché il Polo ha perso le elezioni. Ora noi poco sappiamo del Polo, ma conosciamo bene il Pilo, perché siamo nati in Sardegna e perché lo abbiamo avuto al fianco in mille sessantotteschi cortei. Perché il Pilo faceva parte, come molti di noi, del Movimento Studentesco cagliaritano. In questa veste Pilo era conosciuto anche a Milano. E qualcuno deve certo serbarne memoria, visto che qualche mese or sono, nel bel mezzo di un corteo di forzitalici guidato dal Nostro e dal tardofighetto Meluzzi, un gruppo di autonomi e vecchi reduci ebbe a intonargli un potente "Pilo puttana, l'hai fatto per la grana!". I sardi, più educati, non l'avrebbero mai sospettato. I sardi esportano da sempre politici di dubbia utilità. Una volta valeva il detto: "Pinta la legna e portala in Sardegna". Oggi sarebbe più corretto un "Pinta il ruffiano e mandalo a Milano". O a Roma. Per Pilo è stato diverso. Nei primi anni della conquista dello spazio, quando Russi e Americani spedivano in orbita cagnette, scimmioni e animali d'ogni sorta, noi in Sardegna lanciavamo quelli come Pilo. Fu così che il Nostro piombò, per un errore di rotta, nei giardini di Arcore, dove fu trovato da Plasticon de' Plasticoni. "E tu chi sei?" - gli disse. "Son Daggio", rispose il Pilo. Il plasticone lo squadrò da capo a piedi, o meglio da piedi a capo, affascinato dalla forma perfettamente ogivale della testa, e già lo immaginava in cima a qualche colle padano, intento col suo cranio lucidissimo a fungere da ripetitore per la Lombardia e le Tre Venezie. "Resta con me", gli disse "potresti servirmi". E lui, pronto, servì. Servire il nano di Arcore, d'altronde, è cosa facile. Basta non contraddirlo, dirgli che è il migliore di tutti e che il Polo non può che vincere. Quando poi perde, basta chinare la testa e prendersi i necessari rimproveri e insulti. In una recente intervista, alla domanda "Ma il Berlusca la sgrida mai?", il Nostro rispondeva: "Qualche volta, ma sempre con delicatezza, e in modo delizioso". Eppure sbaglia chi pensa che il rapporto tra il Pilo e il Nano sia animato dagli stessi sentimenti che legano il servo al suo padrone. Il loro è un rapporto tra pari grado: sono entrambi dei capi. Di bestiame, ovviamente. Oggi, col suo opuscolo, il Pilo vorrebbe ruggire, e invece miagola. Solo lui avrebbe potuto evitare la sconfitta del Polo. Solo lui aveva visto e previsto l'imminente disfatta. Solo lui avrebbe potuto condurre alla vittoria le sparse truppe del ciribiribìm di Arcore. Ma il suo non è, come vorrebbe farci credere, un grido di protesta. E' invece una lunga giustificazione scritta. E' una richiesta di indulgenza al suo Signore. E' una supplica al sovrano. "Il Polo non potrebbe esistere, senza Silvio", ha dichiarato. Ah, se Dio gli avesse conservato la chioma, quanta pulizia avrebbe fatto, strisciando com'è suo solito per terra. Eh sì. Pilo: tutta un'altra scopa.
|
|
| Home Page | Fine della lettura | |