KasuMarzu

Sinistra da marciapiede
di Panurge

30 OTTOBRE 1996
 


da KasuMarzu prima serie

 

E se avesse ragione «L'Espresso»? E se questo governo fosse veramente uno dei peggiori che questo paese abbia mai avuto?
Niente da obiettare sulla qualità degli uomini, s'era detto. Ma a parte il fatto che quindici professori di musica non fanno una buona orchestra, son bastati pochi mesi per appannare nomi apparentemente inossidabili come quelli di Dini, Flick, Violante, Berlinguer. Figuriamoci quelli che già erano un po' ossidati, come il mozzarellone Veltrone.
Questo spacciatore di figurine di calciatori, che solo qualche giorno prima di lasciare la poltrona di direttore dell'«Unità» s'è impegnato ad affrontare, con esiti non brillantissimi, l'esame da giornalista, impoltronatosi vicepremier nel governo Dalemoni, per meglio liberare i popoli oppressi ci propone oggi il cambiamento dello Stato Sociale. Anzi, del Welfare State, come Clinton gli insegna.
Bravo!, direte voi. Finalmente c'è chi lotta perché ci vengano restituite le pensioni, istituita l'indennità di disoccupazione, garantita l'assistenza sanitaria gratuita!
Errore. Il cucciolone, applaudito da proletari come Fazio o Gianni Agnelli, ha ben altro per il cervello: la lotta è per togliervi quello straccio di pensione che vi resta e cominciare a rosicchiarvi la liquidazione, per prendersi la libertà di licenziare gli statali in soprannumero e farvi pagare il medico e le medicine. E con quali motivazioni? Che lo «Stato Sociale» costa troppo!
Ora, che il cosiddetto Stato Sociale costi troppo, è certamente vero. Il problema è che costa troppo a noi, non allo Stato. Potendo, dei «servizi» che questo Stato offre faremmo volentieri a meno. Ma questi servizi da osteria, lo Stato ci obbliga a goderceli. E li vuol pagati come fossero servizi da ristorante, e di gran lusso.
La pensione. Un operaio che guadagna un milione e settecento al mese, paga (tra lui e il suo datore di lavoro) sedici milioni l'anno all'INPS (leggi CGIL-CISL-UIL) per avere, forse, settecentomila lire al mese quando sarà vecchio. Sempre che non muoia prima o che non abbia altri redditi: in tal caso niente assegno. La più scalcinata delle compagnie d'assicurazione, dopo quarant'anni di versamenti sarebbe ben lieta di versargli un assegno da sei milioni ogni mese. E in caso di morte restituirebbe i premi già pagati agli eredi. Domanda: perché gli italiani si godono il Welfare State dell'INPS? Risposta: a) perché sono masochisti; b) perché sono obbligati con la forza.
I licenziamenti. Gli statali sono in esubero: licenziamoli. Si fa così anche nell'industria, no? Ma gli statali mica l'hanno chiesto loro di essere assunti: è lo Stato che ha bandito i concorsi. Loro li hanno vinti. E lo Stato neanche può dir loro che siano degli sfaticati, un po' perché se li è scelti lui, e un po' perché è suo compito quello di farli rendere al meglio. Domanda: perché lo Stato vuol cacciare i suoi più o meno fedeli servitori? Risposta: a) per migliorare la qualità dei servizi ai cittadini; b) perché nei passati concorsi ha messo dentro una massa di asini grande tre volte più del necessario, e adesso che non sa più come pagarla vuol buttar fuori chi asino lo è un po' meno. I ladri, invece, se li tiene.
La sanità. In principio era il ticket, e quando lo Stato (italiano?!), ricorre alle lingue straniere, si tratti di fiscal drag, black out, o minimum tax o giustappunto ticket, meglio portar le mani a riparar le natiche: i nostri governi usano da sempre la lingua inglese come certi malfattori usano la vaselina. Il ticket, dunque, in origine doveva servire da deterrente per evitare che qualche maniaco riempisse di medicinali i propri armadi. Da piccolo deterrente è presto diventato grande, e poi grandissimo; quindi dai medicinali ha tracimato fin sulle analisi e le visite ambulatoriali, e già si parla di estenderlo al pronto soccorso e ai ricoveri ospedalieri. Evidentemente c'è in Italia una nuova specie di tipi da spiaggia: che prova divertimento a farsi cavare il sangue dieci o venti volte al giorno, oppure non vede l'ora di abbandonare il letto e la cucina casalinghi per un colpo di vita, infermiere e champagne, nel lusso delle corsie ospedaliere. Domanda: la sanità è gratuita in Italia? Risposta: a) sì, è interesse del governo governare una nazione di cittadini sani, pertanto lo Stato si fa carico delle spese necessarie a garantire a ciascuno il proprio diritto alla salute; b) no, versando ogni mese qualche mezza milionata di trattenute sullo stipendio, si ha diritto a pagare la metà i medicinali che costano il doppio, e a prezzo intero quelli che costano il giusto. Il medico di famiglia è gratis, purché non vi curi. Quelli che curano si chiamano specialisti, e sono a pagamento. Se la vostra è una malattia che colpisce poche persone, forse ne guarirete. Se è una malattia che colpisce tutti, come il mal di denti, allora lo Stato non se ne occupa.
Se questo è lo Stato sociale, possono anche tenerselo. Il guaio è che lorsignori vogliono smettere di erogare le prestazioni, ma mantenere inalterati i tributi. Vogliono togliere le pensioni, ma senza rinunciare ai milioni di trattenute ogni mese. E non è tutto: vorrebbero anche continuare ad essere considerati di sinistra. Quando al massimo mirano al centro: al centro delle nostre chiappe.
A sentirlo parlare, il mozzarellone figurinaro ci ricorda certi sardi che, un quarto d'ora dopo lo sbarco a Civitavecchia, già parlano in romanesco. Un altro quarto d'ora e cominciano a parlar male della Sardegna. Al cicciobello Veltroni è bastato spostarlo dal seggiolone alla poltrona, ed eccolo parlare berlusconese. Il tempo di acclimatarsi ed eccolo scagliarsi contro gli operai. Primo Levi direbbe: se questo è un uomo...! E noi che dobbiamo dire? Aridateci la scheda elettorale! Ma se proprio non potete, dateci almeno un buon fucile...

 


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